PONZ – SUBSTRATES

 

Vado al cinema a sentire Ponz, Lorenzo Senni e Ninos Du Brasil“. Avete capito bene e no, non sono diventati magicamente degli attori, sul palco saliranno per suonare, come già successo con Francesco Tristano, Andy Stott e Vaghe Stelle. Aggiungete pure che il cinema in questione è l’Odeon di Firenze, storico edificio in Piazza Strozzi, e la trama è stata svelata: stiamo parlando di Lattex+, una delle realtà di clubbing nostrane più interessanti e all’avanguardia, che per l’occasione si sposta a teatro, presentando al pubblico “Substrates”, il nuovo album di Ponz (via Sumo Productions), accompagnato dai live di Lorenzo Senni e Ninos Du Brasil.

Detto questo, per ogni “film” che si rispetti, c’è bisogno di un trailer, così abbiamo deciso di presentarvi in anteprima il video del primo singolo di Ponz, “The Spellbound Child“, realizzato dall’animatore e video-maker David Biagioni con tecniche di animation CG e Timelapse. Il video racconta la deriva metropolitana, una sorta di percorso ipnotico, in cui il suono prende per mano le immagini, accompagnandole verso nuovi orizzonti, fatti di cieli, palazzi, binari e rotaie.

Ma non finisce qui, noi “Substrates” lo abbiamo ascoltato e ne abbiamo parlato con Francesco Pontillo, in arte Ponz. Il musicista fiorentino, dopo l’esperienza di “Lazarus”, torna con un nuovo LP e inaugura così il 2015 della Sumo Productions, la storica etichetta di Andrea Rucci. A chi sarà presente il 30 gennaio vorremmo dire solo una cosa: allacciate le cinture. Siamo impazziti? No, abbiamo semplicemente viaggiato.Un viaggio attraverso periferie e luoghi abbandonati, toni scuri e suoni post industriali, un percorso introspettivo fatto di otto tracce che non impone soluzioni di ascolto. Anzi, è come se ci fosse un patto non scritto, dove ci si abbandona completamente e ci si lascia accompagnare dalle emozioni e dai sentimenti dell’artista, evocando così nuove sensazioni in chi ascolta. Buon viaggio!

 

Partiamo dall’inizio: metà anni 2000, comincia il tuo percorso come dj con il duo Uaui&Ponz. Come ti sei avvicinato a questa musica? Quali sono le tue influenze?

Entrambi venivamo da background musicali diversi, ma eravamo mossi dal sentimento comune di andare oltre alle logiche standardizzate che spesso caratterizzano i movimenti musicali e sociali. Frequentavamo dal rave al club house, cercando di portare elementi non convenzionali in ogni situazione. Questo non ci rendeva etichettabili, ma favoriva un’apertura mentale e sociale della gente che ci seguiva, che magari si avvicinava a situazioni per loro inconsuete. Con questo processo mi sono avvicinato precedentemente io a questo mondo, esplorando contesti atipici per me fino a quel momento. Le influenze musicali sono tantissime e molto diverse tra loro… non riuscirei ad essere esauriente citando qualcosa. Ci sono tanti elementi per me significativi che risalgono anche all’infanzia che sicuramente determinano ancora oggi quello che mi emoziona e mi ispira.

Fino a diventare il resident di Lattex Plus, a mio avviso uno dei progetti di clubbing d’avanguardia più interessanti degli ultimi anni.

Penso che in questo settore, l’obbiettivo ma anche la difficoltà sia trasmettere un prodotto credibile che abbia una costante ricerca ed evoluzione musicale. Che non sia né troppo difficile per essere compreso, né troppo facile e quindi effimero. Questo progetto ci riesce a mio avviso, soprattutto perché non propone il nome mainstream con logiche meramente commerciali, ma nemmeno il falso guest. Viene preferita la sostanza, anziché l’involucro.

Venerdì 30 gennaio presenterai il tuo nuovo album “Substrates”, in occasione di Lattex+ on Theater. Tra l’altro di recente ho assistito a un live+djset al cinema e ti assicuro che è stato veramente interessante. Scommetto che tu non stia più nella pelle.

L’ambientazione è senza dubbio suggestiva, che favorisce un ascolto attento e sensibile. Il fatto che questo evento venga proposto in un contesto insolito rappresenta uno spunto interessante per poter apprezzare un certo tipo di musica da una prospettiva diversa. Per me rappresenta un grande stimolo ma allo stesso tempo anche una responsabilità significativa.

L’LP uscirà via Sumo Productions, storica etichetta fiorentina. Cosa ti aspetti dall’uscita di questo album?

Il fondatore dell’etichetta Andrea Rucci fu il primo anni fa a darmi la possibilità di esprimermi nella produzione. Dopo qualche anno di pausa, il nuovo corso dell’etichetta verrà inaugurato con l’uscita del mio primo album, che è venuto fuori senza che mi fossi prefissato obbiettivi o schemi predefiniti. Non voglio arrivare da qualche parte, ho provato a tradurre in una realtà credibile quello che avevo in testa e se la gente lo recepisce, mi basta per sentirmi appagato.

L’ho ascoltato per la prima volta in treno e ho guardato tutto il tempo fuori dal finestrino, quasi ipnotizzato. Possiamo definirlo una sorta di viaggio?

Beh definirlo così è un bel complimento. Considerando che quello che più mi coinvolge musicalmente sono i lunghi viaggi mentali, favoriti dalla ciclicità di suoni ipnotici e da melodie evocative, suscitare in qualcuno queste sensazioni con qualcosa da me prodotto è sicuramente il riscontro migliore che potrei avere da questo progetto. La traccia del video non è stata volutamente accorciata per assecondare questo processo.

Che poi stavo andando a Bologna, c’erano le stesse rotaie del video di “The Spellbound Child”, girato da David Biagioni. Com’è nata questa collaborazione?

Mi piaceva l’idea di dare un’interpretazione visiva alla traccia, unire quindi le sue caratteristiche grafiche a quello che avevo concepito musicalmente e vedere cosa sarebbe potuto venir fuori. Sono sempre stato affascinato da contesti urbani raffiguranti fabbriche abbandonate o capannoni industriali, e lui ha utilizzato tecniche di animazione su riprese video di questo tipo che ci sembravano molto indicate per questo progetto. Soggetti ed immagini che solitamente non attirano l’attenzione di molti, ma che invece sono in grado di incantare uno sguardo diverso.

A proposito di collaborazioni, con chi ti piacerebbe poter lavorare un giorno?

In questo sono abbastanza realista. L’obbiettivo costante è quello di riuscire a lavorare con persone che condividano e comprendano le mie idee e viceversa. Mi piace chi è visionario e sa guardare oltre, chi ha idee non ordinarie, ma che riesce a dargli una forma attendibile nella realtà, che rappresenta l’aspetto più difficile. Questo è quello a cui aspiro io stesso

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